giochi per crescere
La bambina che andava a pile
Immagine: IBS
Libro per bambini5–9 anni

Uovonero

La bambina che andava a pile

Il nostro parere

Monic è sorda e ha due voci, la bocca e le mani, e non sa quale sia la sua. Il libro racconta dal suo punto di vista cosa vuol dire sentirsi sempre in un'ora di lingua straniera. Il bambino entra nei panni di chi vive la sordità e scopre che per gli amici Monic è semplicemente Monic.

Il cuore è vedere il mondo con gli occhi di Monic: cosa vuol dire non sentire, e cercare la propria voce.
5–9 anni
età
32
pagine
~7 min
a lettura
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Cosa stimola

Cosa succede nella testa (e nelle mani) di tuo figlio

3
È il cuore del libroCompetenza socio-emotiva

Tutta la storia è raccontata dal punto di vista di una bambina sorda: chi ascolta è chiamato a capire come si sente lei, divisa tra due lingue e sotto lo sguardo degli altri.

Lo vedi quando…
  • chiede come fa Monic a capire cosa dicono i compagni
  • racconta di una volta in cui si è sentito diverso dagli altri
  • difende un compagno che viene trattato come strano
2
La allena Linguaggio Due lingue, quella parlata e quella dei segni: il bambino scopre che si può parlare anche con le mani e si chiede cosa vuol dire capirsi.
1 La tocca: attenzione sostenuta.
Tutte le dieci aree, con il voto Apri ⌄
Competenza socio-emotiva 3 su 3
Linguaggio 2 su 3
Attenzione sostenuta 1 su 3
Motricità fine 0 su 3
Motricità globale 0 su 3
Logica e matematica 0 su 3
Funzioni esecutive 0 su 3
Gioco simbolico e creatività 0 su 3
Visuo-spaziale 0 su 3
Cooperazione e turnazione 0 su 3

Come assegniamo i voti →

La recensione

Com’è leggerlo insieme

Alla prima lettura il bambino è incuriosito soprattutto dalle «pile» dell'apparecchio e dalle mani che parlano. Il libro è delicato ma non semplice: alcune parole, come quelle del linguaggio burocratico, vanno spiegate, e conviene leggerlo con calma rispondendo alle domande.

Con le letture successive emerge il tema vero: chi sono io, quale delle mie voci è la mia. È un libro prezioso se in classe c'è un bambino sordo o con un apparecchio acustico, ma funziona anche per parlare di qualunque differenza. Lo pubblica Uovonero, editore attento ai temi della disabilità.

Perché lo consigliamo
  • racconta la sordità dal punto di vista di chi la vive
  • fa scoprire che si può parlare anche con le mani
  • utile se in classe c'è un compagno con un apparecchio acustico
Quando NON è adatto

Il testo usa parole difficili (disabile, minorata sensoriale) che vanno spiegate. Sotto i 5 anni il tema dell'identità sfugge; funziona meglio con un adulto che ne parla.

Dopo la lettura

Leggerlo, poi farlo: tre idee

5–6 anni
Dopo la lettura, imparate insieme a dire «ciao» e il suo nome nella lingua dei segni.
7–9 anni
Parlate di cosa vuol dire essere diversi e di cosa vi rende amici al di là delle differenze.

Dove trovarlo

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