Settenove
Mi piacciono gli incubi
La protagonista adora i suoi incubi e i suoi mostri, e quando la mamma prova a riempirle le notti di unicorni e fate tutto diventa noioso. Il bambino ride del ribaltamento e vede che la paura si può guardare in faccia. Testo di Séverine Vidal, illustrazioni di Amélie Graux.
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Cosa succede nella testa (e nelle mani) di tuo figlio
Il libro tratta la paura notturna senza volerla cancellare, e difende il diritto della bambina ai propri gusti contro le aspettative degli adulti: due temi emotivi intrecciati.
- racconta un suo incubo ridendo invece di spaventarsi
- dice cosa farebbe lui con un mostro sotto il letto
- difende un suo gusto che agli altri sembra strano
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Com’è leggerlo insieme
La prima lettura sorprende: ci si aspetta una bambina che ha paura e invece è contenta dei suoi mostri. L'ironia arriva quando la mamma, con le migliori intenzioni, rovina tutto con fate e zucchero. I bambini ridono e prendono le parti della protagonista.
Riletto, il libro diventa un modo per parlare dei sogni brutti senza drammatizzare. Funziona meglio con chi ha già un po' di confidenza con le paure; per gli incubi veri e frequenti serve altro.
- la paura notturna presa con ironia, senza farla sparire per forza
- una protagonista che difende i propri gusti
- adatto anche a parlare di aspettative degli adulti
Il gioco del ribaltamento funziona con chi ha già un po' di confidenza con le paure: a un bambino che ha incubi veri può non bastare. Sotto i 4 anni l'ironia sfugge.
Leggerlo, poi farlo: tre idee
Dove trovarlo
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