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Bambino che non sa perdere: come aiutarlo a crescere giocando
Piange, accusa il dado, rovescia il tabellone. Perché fra i 3 e i 7 anni perdere brucia tanto, e come aiutarlo prima, durante e dopo la partita, con i giochi giusti.
Il bambino che non sa perdere piange quando la sua pedina resta indietro, accusa il dado, a volte rovescia il tabellone. Fra i 3 e i 6 anni succede a moltissimi bambini, perché reggere una delusione è una capacità che si costruisce piano. Si allena giocando, con partite pensate per lui e un adulto che sa cosa fare prima, durante e dopo.
Perché a 3-6 anni un bambino non accetta di perdere
Al quarto turno il dado dà un uno, la pedina del fratello lo supera, e il bambino di 4 anni spinge via il tabellone prima ancora di pensarci. Il gesto arriva prima del pensiero perché il freno che dovrebbe fermarlo è ancora in costruzione. Accettare una sconfitta chiede di frenare l'impulso, ricordare che è un gioco e passare alla partita dopo. Sono le funzioni esecutive, le capacità che dirigono il comportamento, e fra i loro compiti c'è proprio il controllo della frustrazione. Crescono molto fra i 3 e i 5 anni, e a 5 sono appena emerse e chiedono ancora molta pratica (Working Paper 11 di Harvard, 2011).
Un bambino che fatica a perdere, quindi, non lo fa per cattiveria. Queste capacità si costruiscono con le esperienze più che arrivare da sole con l'età, e il gioco con gli altri è uno dei loro terreni di allenamento. Ogni partita persa e poi ricominciata è un piccolo esercizio.
- 3 anniaspetta il turno se un adulto lo accompagna; perdere da solo pesa ancora molto · Cooperazione e turnazione
- 4-5 anniriesce a rimandare un piacere, per esempio un dolcetto; racconta perché è arrabbiato · Funzioni esecutive
- 5-7 anniregola le emozioni in modo più autonomo e pianifica due o tre mosse: la sconfitta diventa «ho sbagliato quella mossa» · Competenza socio-emotiva
- 6-8 annidiscute le regole con gli altri e gioca a squadre · Cooperazione e turnazione
Sono medie, e fra due bambini della stessa età passano anche molti mesi. Anche un bambino di 6 anni che piange a fine partita sta dentro questa normalità.
Come aiutare un bambino che non sa perdere durante la partita
Il momento più utile arriva prima della sconfitta, quando preparate la partita. Una partita di dieci minuti si perde meglio di una di quaranta, perché la delusione arriva presto e la rivincita è subito lì. Se dite tutte le regole all'inizio, con l'esempio di cosa succede a chi resta indietro, evitate la sorpresa che fa scattare la rabbia.
Al tavolo il bambino guarda voi più di quanto sembri. Quando perdete, ditelo ad alta voce e con calma: «Peccato, il mio coniglio è rimasto indietro. Facciamo la rivincita?». Quando vince lui, un «Bella partita, mi hai battuto con quel sei» gli mostra che si può vincere senza umiliare nessuno.
Con un bambino di 3 o 4 anni potete partire dai giochi cooperativi, in cui si vince o si perde tutti insieme contro il gioco. Quando il corvo arriva al frutteto prima che la cesta sia piena, la sconfitta è di tutti, e piangere da soli ha meno senso.
Cosa fare quando la sconfitta arriva e lui si arrabbia
Quando la rabbia esplode, aiuta dare un nome a quello che sente: «Sei arrabbiato perché speravi di arrivare primo». Insieme al nome, il limite. «Puoi essere arrabbiato, il tabellone però resta sul tavolo.»
Poi aspettate. Nel pieno della rabbia le spiegazioni arrivano male, e una predica aggiunge una sconfitta alla sconfitta. Restate accanto a lui, mettete via il gioco se serve, e riparlatene quando è tornato calmo.
Capita che dopo una sconfitta non voglia più giocare, né subito né il giorno dopo. Se rifiuta la rivincita, basta un «Va bene, la scatola resta qui per quando ne hai voglia». Lasciate passare qualche giorno, poi proponete un gioco diverso e più corto, magari uno in cui si gioca dalla stessa parte, senza ricordare la partita persa.
Evitate invece di cambiare le regole sul momento per farlo vincere. Il bambino impara che piangere sposta il risultato, e la partita dopo piangerà prima. Se il gioco era troppo difficile, la volta dopo ne scegliete un altro, a mente fredda.
Parlarne dopo la partita
A gioco finito c'è il momento in cui si impara di più. Mentre rimettete le pedine nella scatola, due domande bastano: «Cosa ti è piaciuto di questa partita?» e «Cosa proviamo la prossima volta?». La seconda sposta l'attenzione dal risultato alla mossa, e la sconfitta comincia a diventare un'informazione. Lo sentite quando risponde «La prossima volta tengo il coniglio vicino alla tana».
C'è anche un dato, su bambini più grandi. In uno studio con bambini di 10-11 anni, un anno di giochi cooperativi chiusi ogni volta da una conversazione guidata dall'insegnante ha ridotto i comportamenti aggressivi verso i compagni (Garaigordobil, 2004).
Giochi per imparare a perdere
Alcuni giochi rendono la sconfitta più facile da reggere per come sono costruiti. Potete alternarli, partendo da quelli in cui si perde insieme e arrivando, con l'età, a quelli in cui si perde da soli.
| Tipo di gioco | Perché aiuta | Da che età |
|---|---|---|
| Cooperativo, tutti contro il gioco | La sconfitta è di tutti e nessuno ha battuto nessuno | 3 anni |
| Gioco di percorso col dado | Chi perde ha avuto sfortuna, e la colpa non è di nessuno | 3-4 anni |
| «Simon dice», «Semaforo rosso, semaforo verde» | Si perde muovendosi al momento sbagliato, e dopo un minuto si ricomincia | 3-4 anni |
| Partite brevissime a due | La rivincita arriva subito e la sconfitta dura poco | 4-5 anni |
| Strategia leggera, due o tre mosse | Perdere dice quale mossa cambiare | 5-7 anni |
| Giochi a squadre | Si vince e si perde con i compagni, e si discutono le regole | 6-8 anni |
Per i titoli c'è la selezione dei giochi da tavolo cooperativi per bambini, con i giochi in cui si vince o si perde insieme divisi per età. Per una festa o un pomeriggio con i cugini ci sono i giochi di gruppo per bambini, da fare in casa o all'aperto, molti a squadre.
Quando i giochi in cui si perde da soli tornano utili
I giochi competitivi vanno dosati. A turni allenano l'attesa, e più avanti la strategia, e nella griglia con cui valutiamo i giochi i più utili per questa area sono quelli in cui si perde se si agisce troppo presto (come funziona la valutazione). Verso i 4 anni potete proporre i primi, leggeri e brevi, e la guida ai giochi per bambini di 4 anni racconta quali e come introdurli.
Fra i 5 e i 6 anni il bambino comincia a pianificare qualche mossa, e una sconfitta gli lascia un'idea per la partita dopo. Qui i giochi da tavolo con un po' di strategia, descritti nella guida ai giochi per bambini di 5 anni, diventano un buon allenamento. Se un competitivo finisce spesso in lacrime, è arrivato un po' presto, e per qualche settimana potete tornare ai giochi in cui si sta dalla stessa parte.
Domande frequenti
Bisogna lasciarlo vincere?
Ogni tanto la vittoria aiuta a tenere viva la voglia di giocare, ma farlo vincere sempre gli toglie l'occasione di allenarsi. Meglio equilibrare la partita in modo dichiarato, per esempio con l'adulto che parte qualche casella indietro: il bambino sa che può vincere davvero, e anche che può perdere.
Mio figlio si arrabbia quando perde: è normale?
Succede a molti bambini in età da scuola dell'infanzia, e con la pratica la reazione si attenua. È una domanda da fare al pediatra se la rabbia è molto intensa anche fuori dal gioco, in tante situazioni diverse, e va avanti da settimane.
A 7 anni non sa ancora perdere: cosa cambia?
A 7 anni queste capacità sono più mature, ma continuano a crescere ancora per anni. Aiutano i giochi a squadre e le regole decise insieme prima di cominciare, così la sconfitta non arriva da una regola sentita come imposta.
Come gestire la sconfitta fra fratelli?
Con fratelli di età diverse il più piccolo perde quasi sempre, e la rabbia si accumula. Aiuta alternare le partite in cui giocano dalla stessa parte a quelle in cui il grande parte con qualche casella di svantaggio. A chi vince si chiede una sola cosa, vincere senza prendere in giro.