Moluk
Moluk Oibo
Tre forme morbide a metà tra palla e cubo, con una struttura aperta che si schiaccia e torna com'era: il neonato le afferra infilando le dita nei buchi, il bambino più grande le lancia, le rincorre e prova a impilarle. Rotolano in modo storto e mai prevedibile.
Cosa succede nella testa (e nelle mani) di tuo figlio
I buchi della struttura permettono di prendere Oibo con la presa a pugno dei primi mesi; poi lo si schiaccia, lo si passa da una mano all'altra e lo si impila. La mano è il motore di ogni uso.
- infila le dita nei buchi e lo tira a sé
- lo schiaccia e guarda la forma tornare com'era
- prova a metterne uno sopra l'altro
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Com’è giocarci davvero
Nei primi mesi Oibo è un oggetto da stringere: i buchi lo rendono facile da prendere anche quando la presa è ancora incerta, e schiacciarlo è morbido. Il bambino lo porta alla bocca, lo agita e lo lascia cadere per vederlo rimbalzare.
Quando il bambino gattona, Oibo diventa un motivo per muoversi: rotola in modo imprevedibile e va inseguito. Verso i 2 anni si lancia e si prova a riprenderlo, e le tre forme si impilano in torri instabili. Dopo i 3 anni l'interesse passa ad altre palle e altre costruzioni.
- la struttura bucata si afferra già con la prima presa a pugno
- morbido: si lancia in casa senza danni
- rotola storto: invita a inseguirlo gattonando
Dopo i 3 anni restano palle morbide come tante. Le costruzioni si fermano a poche forme: per impilare davvero servono altri pezzi. Al chiuso il lancio va guidato, perché rimbalzano ovunque.
Cresce con lui: tre sfide
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