Djeco
Djeco Piratatak
A ogni turno il bambino pesca e decide: un'altra carta per completare la barca del suo colore, o fermarsi prima che arrivi il pirata? Le monete d'oro servono a comprare pezzi dagli altri, tre per uno. È un primo gioco di rischio calcolato, dove l'avidità si paga.
Cosa succede nella testa (e nelle mani) di tuo figlio
Ogni carta in più può completare la barca o farla perdere: il bambino deve frenare la voglia di continuare e ricordare cosa ha già in mano. Chi non sa fermarsi viene punito subito dal pirata.
- si ferma dopo due carte buone invece di pescare ancora
- dice ad alta voce «mi fermo» guardando il mazzo con sospetto
- conta i pezzi che gli mancano prima di decidere
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Com’è giocarci davvero
Le prime partite sono pura emozione: si pesca, si urla al pirata, si ride di chi perde le carte. Molti bambini all'inizio pescano finché non arriva la sfortuna, perché fermarsi sembra un peccato. È proprio lì che il gioco insegna qualcosa, partita dopo partita.
Dopo qualche giro compaiono gli stili: c'è il prudente che passa sempre presto e c'è chi rischia tutto. Le monete aggiungono un piccolo calcolo, e comprare il pezzo giusto da un avversario diventa una mossa che i bambini adorano. Una partita dura un quarto d'ora, e si rigioca volentieri.
- scatola piccola, si porta in viaggio o dai nonni
- ognuno può vincere con il suo stile, prudente o audace
- partite brevi: il pirata sfortunato si dimentica alla mano dopo
Molta fortuna nella pesca: a 5 anni il pirata che arriva al primo colpo può far piangere. Sotto i 5 anni la regola delle monete non si regge; dopo gli 8 anni la scelta diventa ripetitiva.
Cresce con lui: tre sfide
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