Gigamic
Gigamic Quoridor
Ogni giocatore deve portare il suo pedone dall'altra parte del tabellone, ma a ogni turno può scegliere di muovere oppure di piazzare una barriera per allungare la strada all'avversario. Il bambino impara a contare le mosse che mancano, a sé e all'altro, e a decidere quando conviene ostacolare.
Cosa succede nella testa (e nelle mani) di tuo figlio
Il gioco è un confronto continuo tra due distanze: quanto manca a me, quanto manca a te. Ogni barriera ha senso solo se allunga la strada dell'altro più della mia.
- conta ad alta voce le caselle che mancano a sé e all'avversario
- tiene una barriera di riserva invece di usarle tutte subito
- mette un muro che allunga la strada dell'altro senza bloccare la sua
Tutte le dieci aree, con il voto Apri ⌄
Com’è giocarci davvero
Alla prima partita quasi tutti fanno la stessa cosa: corrono avanti e piazzano barriere a caso quando l'altro si avvicina. Si finiscono i muri a metà partita e si perde. È un errore utile, perché fa capire subito che le barriere sono la vera risorsa.
Con qualche partita il bambino comincia a guardare il tabellone da sopra, a cercare il percorso più corto e a costruire corridoi lunghi per l'avversario. Le partite restano rapide e senza fortuna: chi vince ha giocato meglio, ed è un buon modo per imparare a perdere senza scuse.
- nessun dado: conta solo come si ragiona
- si spiega in due minuti e si gioca in un quarto d'ora
- tabellone e pezzi in legno, robusti anche con molti anni di partite
Le barriere sono poche e tutte uguali: chi le spreca presto resta senza difese, e sotto i 7 anni succede quasi sempre. A quattro giocatori diventa caotico; il gioco dà il meglio in due.
Cresce con lui: tre sfide
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